«Ieri si è rischiata la rissa: i miei concittadini sono veramente adirati e mi hanno chiesto di dissociarci dall'Alto Calore perché non vogliono più pagare le bollette. A Montella ci sono 3000 utenze e questo significa che l'Alto Calore perderebbe circa 1 milione - 1 milione e mezzo. La società purtroppo non ha la forza di intervenire sulle reti cittadine che aleatoriamente si dice sono di proprietà comunale, ma ad oggi non c'è nessun decreto che attribuisce le reti interne ai comuni».


Nel resoconto del sindaco Ferruccio Capone c’è la rabbia della sua comunità beffata da accordi ormai antichi i cui effetti si sommano alla carenza di risorsa idrica: «È veramente vergognoso per noi che diamo tra 1000 e 1800 litri d'acqua all'Acquedotto Pugliese e 250 all'Alto Calore ricorda infatti il sindaco -. Per il Comune di Montella è inspiegabile, un paradosso di una gravità enorme».
Chi ha l’acqua e la cede ad altri, infatti, finisce per rimanere senza. È la conseguenza della mancanza di un ristoro non rivendicato 70 anni fa, un diritto richiesto ancora oggi dal sindaco di Montella in occasione del tavolo tenuto in Prefettura fra Regione Campania, Alto Calore e Acquedotto Pugliese per ribadire l’intesa di luglio per ottenere una equa ripartizione della risorsa.


La siccità da cui dipende una disponibilità di solo 40 litri contro i 200 che scorrono quando le sorgenti sono a regime impone ora di trattenere tutta l’acqua a Montella. Di qui la verifica della disponibilità di Acquedotto Pugliese già la scorsa settimana, ma la strada ancora non è in discesa: «La disponibilità c'è, ma il discorso passa attraverso un accordo tra regione Puglia e Regione Campania e dell'intero distretto meridionale – spiega il sindaco- e bisogna raggiungere un'intesa con Alto Calore perché la cessione che la Regione dovrà riconoscerci dovrà passare attraverso le condotte della società. Altrimenti, dovremmo fare una condotta dal Bagno della Regina e portare l'acqua intersecando le attuali reti della società».
Capone torna anche sull’annoso problema delle reti colabrodo, che interessa naturalmente anche quelle «principali che dalla sorgente portano ai vari serbatoi e poi arrivano all'impianto di Cassano, dove si immette l'esubero che prosegue con le reti dell'Alto Calore. Come hanno ribadito i tecnici dell’Alto Calore presenti ieri all’assemblea, le nostre sono le prime reti in Irpinia perché la società si costituì proprio a Montella nel 1938. Ci dicono che perdiamo il 70% di acqua e ancora stamattina si dice che la Regione finanzierà solo gli enti gestori per il rifacimento delle reti. Ma finora la Regione si limita a parlarne, la Comunità Europea avrà problemi sui finanziamenti perché ha già diffidato la Campania per i rifiuti e altre vicende, perciò se non ci mettiamo in linea non avremo nemmeno i finanziamenti».
In questo quadro di estrema criticità l’obiettivo resta «recuperare acqua». «L’Alto Calore non ha più risorsa sufficiente – continua Capone – e ancora oggi non riesce ad avere per intero gli 850 litri pattuiti con Acquedotto Pugliese, ma ne mancano tra 50 e 70 , quindi più di questo non può fare. Noi non possiamo fare altro che avere un ristoro da AQP, attraverso le reti di Alto Calore. I miei cittadini sono stati informati ieri sera, ma non vogliono sentirne parlare perché i disagi sono enormi e la parte alta del nostro territorio, tra i 450 e i 700 m di altezza, che rappresenta oltre il 50% del paese, già a mezzogiorno resta senza acqua. È già un grande disagio per le persone che lavorano, ma dal 3 al 5 novembre ci sarà la sagra della castagna e rischiamo un fallimento dal punto di vista igienico sanitario, perché non possiamo accogliere 150mila visitatori senza poter utilizzare le strutture per carenza d'acqua».
Capone ritiene sia «difficile che la società possa risolvere il problema delle perdite se non c'è una solidità economico finanziaria per poter mettere mano alle reti. Né vedo la possibilità nell'immediato di finanziamenti da parte della Regione». Anche per questo ipotizza una cessione di quote della società: «Un paio di mesi fa ho presentato una denuncia alla Procura della Repubblica e alla Prefettura per il minimo flusso vitale perché per la prima volta abbiamo il fiume Calore a secco con grave danno ambientale e come sindaco socio ho anche chiesto ufficialmente una assemblea straordinaria dell'Alto Calore per valutare la cessione anche del 50% delle nostre quote per poter consentire di vendere a società disponibili, siano esse pubbliche o private, che potrebbero rilevare un capitale del 30-40%. Questo consentirebbe di rifinanziare la società e mettere mano al problema principale che è quello delle perdite».
Il sindaco ad ogni modo ribadisce la necessità di salvaguardare l’Alto Calore, escludendo l’uscita del suo comune chiesta a gran voce dai montellesi: «Da un punto di vista istituzionale io devo essere realista: sono un uomo di istituzione – afferma - e sono un garantista, devo difendere anche i diritti dell'Alto Calore perché ne siamo soci ed è un patrimonio della nostra provincia che esiste dal 1938. Ho questo dovere – aggiunge - ma devo tutelare anche gli interessi della mia comunità che in questo momento ha sete e soffre una molteplicità di disagi per le famiglie, per le attività commerciali».

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