Ricalibrare l’offerta dei servizi sanitari sul territorio in base al fabbisogno reale della popolazione, definendo gli interventi da attuare attraverso un confronto sempre più ampio con le aziende sanitarie ma anche con le istituzioni irpine. Questa la direzione su cui proseguono la Camera del Lavoro irpina, la Fp Cgil, la Federconsumatori e lo Spi intenzionate a stringere un vero patto sociale sulla sanità, nella nostra provincia come in Regione Campania.


La seconda iniziativa di mobilitazione del sindacato, svolta oggi alla Biblioteca provinciale di Avellino, dopo la consegna ai direttori generali di Asl e ospedale Moscati di un documento in cui si elencano 12 proposte migliorative dei servizi sanitari al cittadino, è allo stesso tempo una occasione di avvio di un dibattito allargato, ma anche di amplificazione dell’allarme lanciato già la scorsa settimana per gli effetti di una riduzione della spesa che ha ridotto il personale di 800 unità a causa del blocco del turn over e determinato la riduzione dei servizi e l’allungamento delle liste di attesa con una conseguente crescita della migrazione sanitaria fuori dalla Campania.
«Bisogna capire quanto costa la domanda di salute per investire sui servizi che servono» è infatti, ancora una volta la necessità sottolineata dal segretario della Fp Cgil Marco D’Acunto, al tavolo insieme al segretario generale della Cgil irpina Franco Fiordellisi e al coordinatore della Fp Cgil Medici di Avellino Franco Nicchia. Una necessità evidentemente non avvertita a sufficienza dalle fasce tricolori irpine, che fatta eccezione per il sindaco di Teora Stefano Farina, quello di Sant’Angelo dei Lombardi Rosanna Repole e per Domenico Gambacorta nella doppia veste di presidente della Provincia e primo cittadino di Ariano, non hanno raccolto l’invito.
«Credo che Cgil, la Funzione pubblica, Federconsumatori e il sindacato dei pensionati abbiano fatto bene a organizzare questa giornata – è tuttavia la convinzione di D’Acunto - e provare a riflettere con chi c’è stato di una situazione che è sotto gli occhi di tutti e di come si può fare massa critica nel territorio di Avellino, rispetto a un sistema salute che in Campania, ma anche più in generale nel Paese, per quello che ci riguarda, ci vede penalizzati sotto ogni punto di vista».
Il dato più eclatante è il calo dell’aspettativa di vita in Campania, scesa di tre anni negli ultimi 10 anni «che non si era mai registrato in nessun territorio del Paese, per cui credo – sostiene - che a Roma e Napoli debbano fare i conti con questo». «Noi andremo avanti con le nostre proposte con chi ci vuole stare – assicura D’Acunto -, abbiamo già raccolto alcune disponibilità e organizzeremo immediatamente dopo il Primo Maggio una giornata seminariale per capire e mettere in linea il reale fabbisogno di salute di questo territorio per far diventare quel fabbisogno un contratto sociale da portare ai tavoli regionali, laddove anche per un’evidente situazione di sottodimensionamento della deputazione irpina abbiamo poco ascolto, ma credo che il territorio di questa provincia non possa più essere penalizzato. Qui serve garantire vecchi e nuovi livelli di assistenza e per far questo servono investimenti, personale e quindi lo sblocco del turnover, e una classe dirigente attenta a queste cose. Oggi ce n’è una parte e siamo certi che nei prossimi giorni anche altri saranno insieme alla Cgil in questa iniziativa. Credo che chi oggi non c’era ha perso una occasione, ma sicuramente la Cgil ne costruirà molte altre per provare a confrontarsi».
«Il confronto è sempre positivo – commenta il direttore generale dell’Asl Avellino, Maria Morgante, che arriva in Sala Penta in tarda mattinata - , perché in occasioni come queste emergono i problemi e si cerca di definire gli interventi per risolvere le criticità».
«Sicuramente c'è una situazione problematica che va risolta – afferma in merito il direttore generale dell’azienda ospedaliera "San Giuseppe Moscati" Angelo Percopo - e questi momenti diventano utili per un confronto e per capire quale è la strategia da intraprendere per rimuovere i problemi. All'interno di questo discorso certamente l'Irpinia soffre di alcune criticità, ma credo che potenzialmente sia la provincia che può fare di più». Il manager del Moscati dichiara anche che «nella piattaforma del sindacato ci sono molti spunti interessanti ed è questo il motivo per cui ho deciso di aderire a questa giornata» e, sulla proposta specifica relativa alle liste di attesa, per ridurre le quali la Cgil suggerisce l’adozione del metodo già sperimentato in Emilia Romagna e Toscana con la sospensione dell’attività libero professionale fino al rientro dei tempi di attesa in valori standard prestabiliti, puntualizza che «ci sono anche i canali legati al tipo di patologia che dovrebbero essere preferenziali. Purtroppo – aggiunge Percopo -dobbiamo pensare ad un modello idoneo alla nostra realtà, ecco perché ritengo positivo il confronto».
Ancora rispetto alle liste di attesa, Percopo annuncia che «in occasione dell'approvazione del bilancio, entro il 30 aprile, faremo una delibera preventiva in cui pubblicheremo i dati sull'attività libero professionale, quindi si avrà la possibilità di misurare le attività svolte e il loro rapporto con quella istituzionale, per fare poi un ragionamento complessivo sulla riorganizzazione del sistema. Condivido il principio che prima di discutere bisogna essere lineari e trasparenti, quindi pubblicheremo i dati proprio per fare un discorso su questo tipo di problema».
In vista della prossima estate il direttore generale dell’azienda ospedaliera assicura inoltre che la struttura si sta organizzando, «provando a non chiudere reparti, ma certamente a ridurre alcune attività. Immaginiamo di mantenere tutti i servizi aperti e stiamo adesso ragionando su quali correttivi porre in essere per far sì che questo possa accadere». I problemi legati ai numeri del personale, però, restano e i tempi lunghi della mobilità non aiutano. «Noi abbiamo messo in cantiere moltissimi concorsi – spiega -, ma il problema è che vedremo i risultati tra mesi, per cui quando avremo quel risultato sarà nata un'altra emergenza, cioè non riusciamo ad avere un momento di modifica, perché appena si risolve un problema ne nasce un altro. Questo secondo me è uno dei problemi che andrebbe affrontato in maniera tecnica».
Gli stessi ostacoli riguardano, quindi, anche la mobilità aperta per 8 posti da infermieri per cui hanno presentato domanda ben 1.100 persone. «Ci sono migliaia di ragazzi campani in giro per l’Italia, per lo più in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana – osserva in merito il presidente della Provincia Domenico Gambacorta -. Abbiamo tolto la speranza a intere generazioni che in Campania hanno anche meno borse di studio rispetto ad altre regioni».
Gambacorta concorda che il problema sia lo sblocco dei concorsi oltre che di risorse, ma è consapevole anche che «al tavolo campano abbiamo 4 consiglieri su 50, che hanno un peso specifico più ridotto rispetto alla realtà napoletana che continua a non risparmiare su nulla». E non nasconde una sorta di autocritica quando punta l’indice contro «la nostra incapacità a promuovere la buona sanità irpina che è un errore che paghiamo anche dal punto di vista economico», in termini di mobilità passiva dalla provincia: «Credo che dobbiamo chiederci – dice - se la Regione Campania possa permettersi di regalare alcune centinaia di milioni di euro in Drg ad altre regioni del Paese».
Gambacorta evidenzia, inoltre, l’assenza di luoghi di confronto istituzionale, mancando «gli organismi del Consiglio di distretto dei sindaci, ma anche la conferenza dei sindaci a livello provinciale, per cui – dice - dovremmo chiedere al sindaco di Avellino di farsi carico di questa formalizzazione». Gambacorta annuncia inoltre una nuova assemblea del parlamentino di Palazzo Caracciolo, entro il prossimo 23 maggio, a un anno di distanza dalla seduta svolta nel 2016 «con la partecipazione dei consiglieri regionali irpini, dei sindaci dei comuni che ospitano ospedali o importanti centri privati e dei sindacati». «Quello è stato l’unico momento di confronto politico sul piano ospedaliero - ricorda - che era ancora un’araba fenice e sarebbe stato pubblicato sul Burc quel pomeriggio, in un luogo che teoricamente non è deputato a occuparsi di sanità».
Gambacorta ribadisce una valutazione negativa della mancanza nel piano ospedaliero regionale di «un Dea di I livello in provincia di Avellino nell’area vasta che accorpa Irpinia e Sannio, quindi oltre 750mila abitanti. Questo impoverisce l’offerta sanitaria e rischia di caricare il peso dell’offerta specialistica su due Dea di II livello, quali sono il "Moscati" di Avellino e il "Rummo" di Benevento, oltre al fatto che manca probabilmente una prospettiva strategica per l’ospedale "Landolfi" di Solofra e che c’è una situazione ancora ibrida per quanto riguarda il "Criscuoli" di Sant’Angelo dei Lombardi».
L’opinione del coordinatore della Fp Cgil Medici Franco Nicchia è che «abbiamo bisogno di sanità di sistema e una sanità avanzata ha bisogno di un sistema verticale, che dal territorio passi all’alta specialità e torni sul territorio; ma stiamo andando invece verso un sistema orizzontale in cui si pensa addirittura di scorporare l’emergenza – dice rispetto al piano regionale – creando un altro mostro».
«Occorre uscire da una logica tecnocratica basata su un concetto di governabilità che ha tolto spazio all’espressione del bisogno – ribadisce Nicchia -. Oggi il dibattito sulla sanità avviene tra strette cerchie che sono fortemente condizionate dalle loro ragioni, ma non sull’espressione del bisogno, vissuto sempre più come un dramma personale».
Consapevole che il bisogno che non trova sul territorio risposte adeguate sia ormai dramma per troppi, la Cgil rilancia quindi la "Vertenza Salute" anche per superare lo squilibrio tra pubblico e privato che induce Nicchia a considerare che sia «molto poco reale oggi distinguere fra pubblico e privato in sanità, perché il pubblico è per lo più privatizzato».

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